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Veg/Glute-free

Il sciusciello ricorda molto la tiedda, la zuppetta di latte, uova e prezzemolo, che al paese di mia madre, Casalvelino ‘Capoluogo’, si fa da che si ha ricordo il giorno dell’Ascensione, «quando —mi racconta— chi aveva le capre donava il latte a chi non ne aveva per “omaggiare” la Madonna che, si narra, ‘in quel tempo’, fece la stessa cosa» (addirittura, mi dice, c’è qualcuno che sostiene che la ricetta della Tiedda sia proprio di Maria).
Ma quella della tiedda “e un’altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta”.

A casa mia si chiama “sciusciello”. Mia madre lo chiama così, nonna Teresa (Pinto, il cognome) lo chiamava così. A Casalvelino, insomma, lo chiamano così. Ed è la zuppa di asparagi selvatici e uova (alcuni aggiungono anche patate e carciofi, altri anche i piselli)

Di una facilità spaventosa, è uno dei miei piatti preferiti e in famiglia la versione che si tramanda è quella con patate, carciofi ed asparagi selvatici:
in una casseruola a fondo alto si mette a soffriggere uno spicchio d’aglio con un filo d’olio (che poi si andrà a togliere prima di aggiungere gli altri ingredienti); poi si aggiungono le patate tagliate a dadini piccolissimi, i cuori di carciofo e le punte di asparago selvatico. Si aggiunge acqua calda salata e dopo aver portato tutto ad ebollizione, si alza il fuoco, si versa un uovo sbattuto con un trito finissimo di prezzemolo e si lascia riposare con coperchio per circa 10 minuti.
Una bomba di gusto. Ogni ingrediente conserva il suo sapore e il mix al palato è intenso e persistente.

Mi sono divertita con l’impiattamento usando un coppapasta e aggiungendo il mio immancabile peperoncino ma se gustato con molta acqua di cottura è ancora più buono!

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Per 6 persone.

Metto a bollire in acqua salata (quantità a coprire gli ingredienti) con un filo d’olio,
3 patate silane tagliate a tocchetti piccoli,
200 gr di zucca -anch’essa tagliata a cubetti-,
mezzo cavolfiore (circa 300gr) sminuzzato,
4 pomodori tondi insalatari (che successivamente spellerò),
2 scalogni tritati,
uno spicchio d’aglio.
Fuoco bassissimo per circa 2 ore (tutti gli ingredienti dovranno cuocere fino a formare un amalgama).

Nel frattempo, faccio bollire 20 castagne -su cui ho praticato un taglio sulla buccia- a partire da acqua fredda per 45 min ca., con alloro e finocchietto selvatico. Successivamente le sbuccio, le pelo e le passo al setaccio.
Unisco alla zuppa e schiaccio ripetutamente con lo schiacciapatate a paletta direttamente nel tegame, continuando a tenerlo sul fuoco bassissimo.
Per un risultato più vellutato, passate il tutto al passaverdure (o, più tristemente, al frullatore ad immersione).

Aggiungo prezzemolo riccio tritato, olio EVO e, una volta impiattato, Parmigiano Reggiano.

Piesse: mica vi devo dire come si fanno i crostini di pane?!

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La spesa: 

  • 100 gr di farina di ceci
  • 50 gr di farina di grano saraceno
  • 1 uovo intero
  • 2 cucchiai di latte intero freddo
  • 2 cucchiai di ceci lessi interi [giusto un po’ schiacciati]
  • una fetta di pecorino di Monterotondo [circa 50 gr].
  • Sale, pepe, semi di papavero, prezzemolo tritato e scaglie di peperoncino secco: QB
  • Olio d’oliva [per la frittura]


Preparazione:
Lavora gli ingredienti partendo da quelli solidi.
Impasta aggiungendo pian piano tutti quelli liquidi (sbatti l’uovo prima di versarlo nel composto)
Per creare le crocchette aiutati con due cucchiai (le porzioni le verserai direttamente nell’olio bollente)
Accompagna le crocchette con le salse che preferisci (ottima anche una semplice passata di pomodoro cotta e poi messa in frigo per alcune ore)
Vanno mangiate caldissime, dopo averle irrogate di succo di limone.

Puoi servirle anche fredde: tagliandole a metà, sostituiranno il pan carrè e/o i crackers per tartine
In questa versione, provale con i gamberetti lessi e una fetta di zucchina cruda.

N.B.: ricetta Vegetariana e Gluten free.

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[Photo: vegrecipesofindia.com; demagi.it]

Semplici, veloci e buonissime, queste frittelle sono adatte a spuntini, antipasti e buffet.
La marcia in più? Sono completamente gluten-free.

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La spesa | per 4 persone (12 frittelle ca.):

  • Farina di ceci | 200 gr ca.
  • Birra doppio malto | 1 da 33 cl
  • Zucchina | 1
  • Formaggio tipo gorgonzola | 50 g
  • Carote | 2
  • Olio EVO | per la frittura. In alternativa (se non ami particolarmente i fritti corposi, Olio di semi di arachidi
  • Sale e pepe | qb
  • Aceto balsamico di Modena IGP | 100 cl, per la riduzione
  • Zucchero | 2 ct, per la riduzione
  • Gambo di sedano spellato  | 1, per la decorazione


Per il fritto:

Sbatti un uovo intero in una terrina ed aggiungi una birra (preferibilmente doppio malto perché meno amara) oppure acqua frizzante (quindi 25/30 cl). E’ importante che tutto sia molto freddo, meglio se quasi ghiacciato. Amalgama la farina di ceci nella quantità che il liquido riesce a prendere fino (per intenderci, deve risultare un impasto della stessa consistenza dello yogurt). Unisci una zucchina grattugiata finemente, sale e pepe qb. Metti il composto in una brocca. In una padella antiaderente, metti a scaldare abbondante olio di oliva; arrivato a temperatura, inizia a versare dal beccuccio della brocca il composto, andando a formare tante girelle della circonferenza che preferisci. Bada bene che però più larghe le fai e più si allungherà il tempo di cottura (e, forse, più prenderanno olio). Quando saranno ben dorate, scolale in uno scolapasta e poi tamponale ad una ad una con la carta assorbente. Pronte! Da mangiale caldissime.

Per la riduzione:
Bolli l’aceto con lo zucchero fino ad ottenere un composto più denso. Attenzione nella valutazione della densità che, una volta freddo, risulterà anche più denso. Se dovessi ridurre troppo l’aceto, puoi sempre riparare aggiungendo un po’ di aceto crudo e frustare fino ad ottenere la densità ideale.

Impiatta come meglio suggerisce la tua fantasia. Io ‘infilzo’ tre frittelle e un gambo di sedano in uno spiedino e, al bordo del piatto, posiziono la noce di gorgonzola con il caviale di carote (carote grattugiate e condite con olio e sale) e la riduzione di balsamico (ved. foto).

Mai vissuto il brivido del cenone natalizio.
Eppure sembra che il cosiddetto fascino del Natale invada un po’ tutti. Inclusa me.

Il 22 Dicembre dello scorso anno, per uno spuntino pomeridiano più goloso del solito, iniziai, non so come, a tagliare a dadini una melanzana. Quello che ne uscì fuori è il tortino che sto per presentarvi e che, pensandoci bene, potrebbe essere un perfetto antipasto per la cena di Natale.
O di Santo Stefano. O di San Silvestro. O, tolta la decorazione, di Ferragosto.
Insomma, questo è un omaggio —preso al volo— alle festività, un pretesto per rendermi meno grinch del solito.

Copio e incollo la ricetta che diedi alla mia cara amica Chicca, che me la chiese all’istante, probabilmente fulminata dalla piantina-renna.

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La spesa | per 2 persone

  • Melanzane | 2 di media grandezza, tipo violetta lunga palermitana
  • Formaggio tipo brie | 50 gr
  • Olio EVO | a coprire il fondo del tegame
  • Aglio | 1 spicchio
  • Sale | qb
  • Peperoncino | 1, per la decorazione
  • Semi di papavero | 1 cucchiaino, per la decorazione

Procedimento: lava e asciuga due melanzane lunghe di media grandezza e riducile a pezzettini (dadini ‘allungati’ preferibilmente). Metti la dadolata in uno scolapasta con della carta assorbente, aggiusta di sale e lascia riposare per non più di due minuti. Scalda dell’olio in una padella antiaderente con due spicchi d’aglio divisi a metà e privati, se c’è, dell’anima. Una volta imbrunito, toglilo, lasciando solo una metà che poi schiaccerai con una forchetta una volta aggiunte le melanzane (strizzale un po’ se necessario). Fai soffriggere la dadolata quanto basta —senza girare troppe volte— affinché si dori per bene. A fuoco spento, aggiungi una spolverata di pan grattato, grana e prezzemolo tritato finissimo (mescolali prima) falli saltare nella padella ancora calda per due-tre volte. Affetta lo brie (3 mm, non di più) e forma due involtini che chiuderai con uno stuzzicadenti.

In un coppapasta dal diametro di 8-10 cm versa metà del composto di melanzane e compattalo con un cucchiaino (da fare direttamente nel piatto. Se non hai il coppapasta usa qualsiasi recipiente, anche un bicchiere, tanto c’è olio a sufficienza, di sicuro il composto, una volta capovolto, scivolerà facilmente); aggiungi l’involtino di brie e spolvera con un pizzico di semi di papavero. Ripeti l’operazione con l’altra metà

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Per la decorazione ho usato un ramettino di una pianta che ho in giardino della quale non conosco il nome. Mi aiutate a capire come si chiama? E, ovviamente, un immancabile peperoncino rosso.