La crema di melanzane, se usata fredda, è ottima per i crostini di pane e per accompagnare formaggi e tortillas; calda invece, è un condimento sfizioso per la pasta.

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La spesa | per 2 persone:

  • 2 melanzane
  • 2 cucchiai di formaggio di capra fresco
  • mezzo spicchio di aglio
  • il succo di mezzo limone
  • mezzo habanero essiccato
  • 10 foglie di menta
  • sale
  • olio evo

Procedimento:

Taglio a fette sulla lunghezza le melanzane; le bucherello con una forchetta, le cospargo di sale e le infornale per 30 min a 180°C su una teglia rivestita di carta forno.
In un mixer (meglio se con lama azionata “a mano”), metto le melanzane fredde e sfilacciate, l’aglio, l’habanero essiccato (senza filamenti e semi), la menta, il formaggio di capra fresco, il succo di limone e trito il tutto.
Emulsiono, infine, con olio evo, quanto basta per rendere la crema liscia e un po’ spumosa.

Basilico fresco tutto l’anno?
Se non riuscite sempre a trovare le piantine (qui in Germania, siamo sinceri, sembrano molto affezionati a questa spezia e si trovano sempre e ovunque, anche al supermercato), una buona soluzione è quello di conservarlo sott’olio, oltre che a congelarlo fresco (una volta lavato e asciutto) o ad essiccarlo.

Riempite un vasetto con strati di foglie ben pressate (ma non schiacciate) e ricoprite di olio d’oliva. In frigorifero si conserverà per molto tempo e una volta esaurito, potrete impiegare l’olio per molte ricette sia calde che fredde.

Un’altra bella idea è quella di preparare un trito à la julienne, sistemarlo per bene nei vani delle vaschette per il ghiaccio, ricoprire di olio di oliva e mettere in freezer.
Questo potrete farlo con qualsiasi erbetta fresca.
Noi ci prepariamo addirittura dei triti per il soffritto… geniali!

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Ph: nutrizioneconsapevole

Accompagna divinamente i formaggi stagionati, specialmente quelli grassi.
Esalta gli arrosti di carne ed è deliziosa nel tuo super hamburger con bacon.
Ottima anche da gustare “in solitaria” su una fetta di pane o sull’intramontabile fetta biscottata.

La confettura di arancia, cipolla rossa di Tropea, finocchietto selvatico e pepe nero è davvero strabuona.  Nata nel piccolo laboratorio domestico di Villa Anna, dove questo inverno ci siamo rinchiusi con Marialaura e Antonio -amici/fratelli da sempre-, a sperimentare marmellate e confetture con ingrediente base l’arancia bio prodotta nel loro maestoso agrumeto (se avrete pazienza, più in là vi presenteremo la linea completa che ne è venuta fuori), complice il doc Francesco che, oltre ad essere colonna portante nel prendersi cura dell’agrumeto per anni, è stato per noi l’assaggiatore ufficiale di questo esperimento.
E questa confettura in particolare ci è piaciuta così tanto che un pomeriggio, quasi per gioco,  l’abbiamo fatta assaggiare a Paolo De Simone, patron di Storie di Pane, la gastronomia (e tante altre cose messe assieme) da lui “fondata” a Vallo della Lucania, dove cultura, ricercatezza e amore per le cose buone, si intrecciano a formare un vero e proprio impero del gusto.

Ed è scoppiato l’amore! Paolo, infatti, ora la confeziona nel suo laboratorio per completare i taglieri di salumi, formaggi e lievitati che propone per accompagnare le bollicine e i vini ai suoi aperitivi gourmand.

Che dire… felicità!

CONFETTURA COPOLLA ARANCIA

La spesa | per 6 vasetti da 106 ml (120 gr ca.):

  • 500 gr di arance bio
  • 500 gr di cipolla rossa di Tropea
  • 1 kg di zucchero semolato
  • 2 cucchiaini di pepe nero macinato fresco
  • 5 barbe tenere di finocchietto selvatico
  • 10 cl di aceto di vino bianco
  • (il succo di) 5 arance bio
  • sale qb
  • 6 vasetti da 106 ml

Procedimento:

Pulire perfettamente le arance, privandole delle pellicine bianche e dei semi (questi ultimi, metterli in un sacchetto di lino oppure in un filtro in acciaio per aromi. Serviranno nella fase della cottura).
Ridurle in pezzetti.
Mondare le cipolle e tagliarle a fettine sottili.
Mettere in una casseruola antiaderente (ottima se in pietra lavica) le cipolle, salarle, aggiungere l’aceto mandare la cottura fino alla sua completa evaporazione.
Aggiungere le arance (e il succo) e portare a ebollizione a fuoco vivace. Una volta schiumato per bene (almeno 10 minuti), abbassare la fiamma e continuare la cottura per almeno 120 min, o comunque fino a che il composto non risulterà abbastanza denso e cremoso (ma non troppo). Aggiungere anche i semi nel filtro di acciaio o in un sacchetto di lino : questi serviranno ad addensare la confettura, poiché essi rilasciano la pectina, utile al processo di “gelificazione”.
Abbassate al minimo la fiamma (sul fuoco più piccolo che avete), aggiungete la barba del finocchietto selvatico tritata ed il pepe macinato fresco, mescolate bene e invasettate (continuando a tenere la pentola sul fuoco) in vasi di vetro precedentemente sterilizzati*.
Riporre i vasetti capovolti in un cesto o in uno scatolo, avvolti da una coperta. Girarli dopo 30/40 min e continuare a tenerli “al caldo” finché non si siano raffreddati.

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Potete sterilizzare i vasi di vetro a casa, senza l’utilizzo di una macchina professionale: basterà immergerli completamente (coperchi inclusi) in acqua bollente e farli bollire per 20/30 min.
Asciugarli perfettamente e tenerli al caldo fino al loro riempimento.

Impossibile resistere al fascino del sushi (e del pesce crudo in genere), vero?
Per scongiurare il rischio di ingestione involontaria di Anisakis* nei ristoranti il pesce viene “abbattuto” in uno speciale refrigeratore rapido (il cui utilizzo è obbligatorio). Ad ogni modo, è buona norma ordinarlo solo in ristoranti affidabili (e dove in cucina c’è un vero chef giapponese) e passarlo ad un esame “visivo”, poiché le larve sono abbastanza grandi da poter essere viste ad occhio nudo.
Per i più scrupolosi, un trucco pratico è quello di masticare bene e prolungatamente ogni boccone di pesce crudo: in questo modo avrete molte probabilità di triturare (e quindi uccidere) le eventuali larve nascoste nella carne del pesce che state mangiando.
Un po’ splatter, certo, ma cosa non si fa per soddisfare un desiderio culinario?!

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* Parassiti che popolano abitualmente l’apparato digerente di certi pesci, molluschi e mammiferi marini e che, se ingeriti, possono provocare un’infezione gastrointestinale.

Ph: melaniegrizzel.com

 


 

Durante una cena a dir poco strabiliante, abbiamo scoperto che Gemma, la super mamma di Stefano e Marco, prima di cuocerli, lascia riposare i fusilli lavorati al ferretto per 24 ore, disposti su vassoi rivestiti e coperti da canovacci: il risultato è una pasta per niente gommosa e molto leggera, che assorbe il condimento in maniera eccezionale. God Save the Queen!

Ph: casafacilefelice.org