In una padella metto a scaldare il pangrattato con un filo d’olio e un pizzico di sale, spadellando continuamente. Una volta abbrustolito, tolgo dal fuoco e aggiungo peperoncino e origano e mescolono bene. In un tegame, in abbondante olio d’oliva, soffriggo 2 filetti di acciuga, 2 spicchi di aglio schiacciati, una manciata di capperi (privati del sale e strizzati bene), 5/6 pomodorini datterini e un cucchiaio di concentrato di pomodoro. Una volta cotti e dopo aver conservato mezzo bicchiere di acqua di cottura, scolo gli spaghetti e li metto nel tegame con il sugo. Aggiungo l’acqua di cottura e mescolo fin quando si crea la “cremina”. Impiatto e spolvero con il pangrattato aromatizzato.

Bon appétit!

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Sbollento 1 kg di cavoletti di Bruxelles, per circa 5 minuti, in acqua salata. Scolo e raffreddo in una ciotola con acqua e ghiaccio. Una volta freddi, scolo di nuovo e metto da parte. Preparo una bechamelle (50 gr di burro, 30 gr di farina, 500 cl di latte intero, noce moscata, sale e pepe macinato fresco qb) e tosto 100 gr di arachidi (sgusciate, in forno a 180°C per 20 minuti). Dispongo i cavoletti in una teglia da forno, verso la bechamelle, ricopro con le arachidi e finisco con una manciata generosa di gouda grattugiato e pepe nero macinato fresco. Inforno per 10 minuti, a 180°C (gli ultimi 2 minuti aziono il grill). Bon appétit!

Soffriggo la cipolla con il burro e aggiungo i gambi (senza le punte) degli asparagi, aggiungo un po’ di acqua calda salata, il pepe rosa in grani, lo zafferano in pistilli e lascio andare a fuoco medio per 10 min.

Aggiungo la pasta e le punte degli asparagi, copro a filo con acqua calda (sempre salata) e, una volta portato tutto di nuovo ad ebollizione, spengo il fuoco e copro.

Dopo 15 min, aggiungo burro e Parmigiano Reggiano, manteco per pochi secondi su fuoco vivace e servo con un filo d’olio evo e fili di peperone dolce secco.

Per la pasta ti occorrono

  • 400 gr di farina 00
  • 100 gr di burro
  • 100 di zucchero semolato
  • 1 uovo intero
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 100 ml (più o meno 1/2 bicchiere) di limoncello

Per la crema ti occorrono

  • 2 uova intere
  • 125 gr di zucchero semolato
  • 30 gr di burro (completamente sciolto ma non caldo)
  • 1 limone (la buccia grattugiata e il succo)

In una terrina, unisci farina, zucchero, burro a temperatura ambiente a pezzetti, l’uovo intero e il lievito e mescola/pizzica con le dita gli ingredienti fino a che l’impasto prenda una consistenza granulosa/sabbiosa.

In una pentola, sbatti tutti gli ingredienti della crema con la frusta fino ad amalgamarli (ma non lavorarli troppo); metti il composto su fuoco medio e mescola fino a quando il tutto risulterà addensato.

Imburra una teglia da 24 cm di diametro e ricoprila con metà del composto, aggiustando bene i bordi ma senza premerla sul fondo. Versa poi la crema (anche se calda) e ricopri con la restante metà del composto.

Inforna a 180 gradi per 30 minuti ca. (ovviamente a discrezione del forno).

Una volta fredda, cospargi con zucchero a velo e conserva la torta coperta in un luogo fresco e asciutto, per 2/3 giorni.

Bon appétit!

La spesa | Per 4 persone:

La base è di

  • 50 gr di farro
  • 50 gr di orzo
  • 50 gr di lenticchie umbre
  • 50 gr di lenticchie rosse
  • 50 gr di fagioli bianchi della Regina (qui abbiamo usato quelli di Montano Antilia)
  • 50 gr di borlotti

(ma anche piselli secchi, fagioli dell’occhio, fagioli cannellini, lenticchie gialle… L’importante è non usare ceci e mais -troppo duri i primi, troppo predominante di sapore il secondo-), per un totale di circa 100 gr per commensale.

  • 10 pomodorini datterini
  • 1 carota piccola
  • 1 cipolla piccola
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 ciuffo di prezzemolo

Procedimento:

Passa il misto cereali e legumi sotto l’acqua corrente fredda. In una casseruola (possibilmente di terracotta), soffriggi in pochissimo olio la carota e la cipolla tritate finissime, l’aglio intero e il prezzemolo. Aggiungi il misto legumi e cereali e, subito dopo, 250 cl di acqua fredda (calcola 60 cl di acqua per ogni 100 gr di misto). Porta ad ebollizione col coperchio e poi scopri leggermente e continua la cottura per 90 minuti a fuoco basso, mescolando di tanto in tanto. A 20 minuti dalla fine della cottura, aggiungi il sale e i pomodorini tagliati a metà. Lascia riposare coperto per circa 20 minuti e servi la zuppa irrorata abbondantemente di un buon olio extra vergine di oliva.

Fagiolo Confetto di Acquaviva di Isernia in due consistenze, polenta grigliata, cialda di Parmigiano Reggiano e pepe nero, limone, salvia e olio extravergine di oliva.

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La spesa | per 4 persone >

  • 240 gr di Fagioli Confetto di Acquaviva di Isernia
  • 100 gr di farina di mais
  • 500 ml di acqua
  • 80 gr di Parmigiano Reggiano
  • 1 scalogno
  • 1 carota
  • 2 patate di media grandezza
  • 1 spicchio di aglio
  • il succo di 1/2 limone
  • foglie tenere di salvia (cime)
  • sale, pepe, olio extravergine di oliva

Procedimento >

I fagioli: mettete in ammollo i fagioli per circa 8 ore.
Poi sciacquateli sotto l’acqua corrente e metteteli in un tegame di media grandezza (26 cm ca. di diametro), ricoperti di acqua fredda (il livello deve superare almeno di 3 dita i fagioli). Aggiungete la cipolla e l’aglio tritati, la carota e le patate intere e il rametto di rosmarino, accendete il fuoco (che dal bollore dovrà essere molto dolce) e lasciate cuocere per circa 45 minuti. Una volta cotti i fagioli, mettetene da parte 1/3, mantenendoli ricoperti di brodo fino all’impiattamento, per evitare che si secchino. Il resto, frullateli con un frullatore ad immersione, aggiungendo 2 cucchiai d’olio per emulsionare e un paio di foglie di salvia. Prima di questa operazione, eliminate il rametto di rosmarino e gli eventuali aghi che possono essersi staccati da esso durante la cottura.

La polenta: versate “a pioggia” la farina nell’acqua salata in ebollizione, mescolando accuratamente con una frusta. Fate cuocere per 45 minuti, mescolando di tanto in tanto e spegnete il fuoco non appena la polenta inizia a staccarsi dai bordi della pentola. Versate la polenta in una teglia rettangolare unta d’olio; livellatela scuotendo la teglia e dando dei colpetti con il palmo della mano sul fondo e lasciatela raffreddare. Una volta fredda e ben compatta, formate dei dischi con un coppapasta. Disponete i dischi di polenta su una griglia (meglio se in ghisa) molto calda e cuocetele 5 minuti per lato.

La cialda: in un padellino antiaderente di circa 12 cm di diametro, sistemate un velo di Parmigiano Reggiano grattugiano a scaglie finissime. Mettete su fuoco dolce e aspettate che si dori per bene; aggiungete un velo di pepe nero macinato al momento; girate delicatamente il disco e fate rosolare per altri 10 secondi. Ripetete l’operazione per le altre cialde, pulendo e raffreddando il padellino ogni volta.

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In un piatto fondo molto largo, versate la crema di fagioli, tanta da coprire il fondo una volta livellata (dando dei colpetti con il palmo della mano sul fondo così come abbiamo fatto in precedenza per la polenta). Adagiate al centro il disco di polenta; aggiungete un cucchiaio di fagioli interi, che avrete scolato dal brodo e condito con una spruzzata di succo di limone e un filo di olio extravergine di oliva; adagiate una cialda di Parmigiano Reggiano spezzata a metà; disponete alcune foglie tenere di salvia sulla crema, aiutandovi con una pinza; terminate il piatto con due giri di olio extravergine di oliva.

Bon appétit!

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Approfondimenti:

Il fagiolo di Acquaviva di Isernia è coltivato dai 500 ai 750 m di altezza, sui primi rilievi preappenninici, nella zona del bacino del fiume Volturno. Storicamente i migliori risultati si hanno sulle coltivazioni lungo il torrente Rio, uno degli affluenti del Volturno. Il terreno fertile e ricco di acqua favorisce lo sviluppo di amido nel seme e riduce lo spessore del tegumento. La produzione del fagiolo di Acquaviva è autoctona molisana, riconducibile a due ecotipi selezionati nei secoli dai contadini locali. L’ecotipo detto “confetto” è di colore bianco tipico del dolciume, ha una forma simile ad una grossa perla, il suo baccello è chiaro, largo e lungo. Accanto alla tipologia detta “a confetto”, esistono vari ecotipi: il fagiolo giallo (un borlotto di colore beige) e il fagiolo “della Regina” (più grande, bianco e dalla forma schiacciata). Il seme, patrimonio inestimabile della memoria, è tramandato da generazioni.
La semina avviene nella prima decade di giugno, con 2 o 3 semi per buca a 3/5 cm di profondità, sui solchi distanti 40/45 cm l’uno dall’altro. Si osserva una distanza di 10/15 cm tra una pianta e l’altra. Predilige terreni drenati e sciolti. Richiede irrigazioni con turni settimanali, una zappettatura e una sarchiatura, nessun trattamento fitosanitario ma delle concimazioni, meglio se organiche. La vegetazione che sviluppa nella fase di crescita va supportata con l’uso delle canne. La raccolta manuale avviene tra fine settembre inizio ottobre, quando le piante raggiungono un certo grado di essiccazione e si completa curando il processo di essiccazione dei vari baccelli. Seguono la sgranatura e calibratura manuale con setacci a maglia larga.
Il fagiolo è di alta qualità ed è ricercato per la sua estrema facilità alla cottura ed è cremoso dal sapore delicato. Il prodotto è di facile abbinamento ai piatti a base di pesce. La cottura per tradizione avviene nella pignata posta vicino al camino. La ricetta tipica di Acquaviva è “sagn e fascuol”: piatto semplice e povero della cultura locale che unisce pasta fatta a mano senza uova al gusto cremoso del fagiolo (in questo caso, l’ecotipo giallo), con l’aggiunta di cipolla fritta.
[Tratto dal sito fondazioneslowfood.com]

Il panzariello è orgogliosissimo di collaborare con Coltivo Cultura, un progetto dell’Associazione La Scorpella di Acquaviva d’Isernia (IS), nato per attivare un programma di iniziative finalizzate alla valorizzazione del fagiolo di Acquaviva.
Il progetto nasce dopo aver capito che ad una notevole domanda di acquisto del prodotto, non corrisponde un’offerta efficace in grado di soddisfarla; la fotografia sviluppata da Coltivo Cultura, rileva, inoltre, che la produzione del legume (circoscritta a pochi contadini locali afferenti alle fasce di età più avanzate) rischia di scomparire, portando via con sé tutto quel patrimonio immateriale fatto di tecniche e saperi tradizionali, affinati nel corso dei secoli dalla comunità locale e che hanno dato vita ad un prodotto di alta qualità.
Punta di diamante di tutte le iniziative è, senza dubbio, Riattiva un terrenoattraverso un censimento dei terreni privati inutilizzati a valenza agricola e presenti nel territorio comunale, per la raccolta 2016, sono stati assegnati a nuovi agricoltori diversi campi incolti ormai da anni: questo ha permesso di aumentare la produzione di fagioli di Acquaviva e rispondere in modo efficace ad una domanda sempre crescente del prodotto. Coltivo Cultura ha creato uno strumento che si pone come punto di incontro tra coloro che sono in possesso di un terreno inutilizzato e intendono renderlo disponibile per la produzione di fagioli di Acquaviva, e coloro che invece vogliono coltivare e dare nuova vita a queste terre. La piattaforma aspira ad essere un database comunale, integrato dalle informazioni e dalle testimonianze dirette della comunità, promuovendo nuove forme di monitoraggio del territorio.

Per saperne di più, visita il sito Coltivo Cultura.
L’associazione è anche su Facebook. Per raggiungere il loro profilo, clicca qui.

Ricetta originale della Dogale Confraternita del Baccalà Mantecato

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300 g di baccalà (stoccafisso) già bagnato e deliscato (polpa e pelle)
300 ml di olio extra vergine di oliva poco profumato
1 spicchio d’aglio, alloro, limone, sale e pepe

Mettete il baccalà in una pentola, copritelo con acqua fredda leggermente salata e portate ad ebollizione. Cuocete il baccalà per circa 20 minuti con l’aglio, il limone e l’alloro.
“Mantecate” la polpa del pesce a mano con un cucchiaio di legno o con una planetaria (evitate se possibile il frullatore, o al limite usate la lama di plastica), versando a filo l’olio e lasciando montare come se fosse una maionese, fino ad ottenere una crema compatta ed omogenea; se troppo lucido, aggiungere un po’ di acqua di cottura e portarlo a fine mantecatura con ancora qualche pezzo intero. La misura dell’olio dipende dalla qualità del pesce che state lavorando.
Aggiustate di sale e di pepe.
Il piatto si guarnisce tradizionalmente con prezzemolo tritato e si accompagna a polenta fresca, oppure grigliata, preferibilmente di mais Marano o del veneziano clone “bianco perla”.