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Quando tornavo da scuola, era uno dei piatti che più speravo di trovare sulla tavola di nonna Anella: i peperoni ripieni di pasta in umido. Hai voglia a farli e rifarli… certi sapori non possono essere replicati: tocca portarseli “solo” in fondo al cuore. Nonostante tutto però, ci provo spesso, per farmi arrivare lontano almeno per un piccolo lunghissimo momento.

Per 4 peperoni rossi di media grandezza.

Faccio un soffritto leggero (allungato con un po’ d’acqua, come fa nonna e comunque secondo i vecchi principi della dieta cilentana) con un porro (o una cipolla bianca), due patate tagliate a tocchetti, la “corona” del cappello dei peperoni e una manciata di pomodorini (questa volta ho aggiunto anche una carota ma perché stava soffrendo da troppo tempo in frigo!). Precedentemente, faccio cuocere 200 gr di semi di cicoria (la pasta eh!) In abbondante brodo vegetale (ma va bene anche nella classica acqua salata); una volta fredda, unisco la pasta precedentemente “sciolta” da un filo di olio di oliva, a 200 gr di cacioricotta di capra grattugiato, 2 uova, mezzo spicchio di aglio grattugiato, pepe e prezzemolo tritato. Amalgamo per bene e riempio i peperoni, privati del cappello e dei semi interni. Aggiungo al soffritto circa mezzo litro di brodo (quello dove ho cotto la pasta) e una volta portato a bollore metto i peperoni, facendo attenzione a farli rimanere “in piedi” e a non far arrivare il brodo sulla parte scoperta (prima di scegliere il tegame, faccio delle prove per la “misura”: i peperoni devono rimanere un po’ incastrati… insomma, non devono avere lo spazio per girarsi sul fianco). Lascio cuocere col coperchio per circa 60 min a fuoco lentissimo, muovendo la pentola spesso per non farli attaccare al fondo.

Alcune ricette non hanno bisogno dell’innovazione. Alcune ricette sono tradizione e basta, ed è così che devono essere tramandate, con le pelli dei pomodori, l’aglio intero che va cercato nel piatto prima di iniziare a mangiare e i gambi di prezzemolo da scartare sul bordo.

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In un gustosissimo pranzo domenicale, siamo riusciti a rubare ad un mastro della polpetta di patate, dei piccoli (ma utilissimi) consigli per friggerle a puntino: quando l’olio (d’oliva) è a temperatura (testatela con uno stuzzicadenti, immergendone la punta nell’olio caldo: se crea dell bollicine, l’olio dovrebbe essere pronto), alzate la fiamma al massimo e tuffate le polpette. Successivamente, abbassate di nuovo la fiamma e continuate la cottura.
Quando saranno dorate al punto giusto, prima di scolarle, alzate di nuovo la fiamma per pochi secondi: questo permetterà all’olio penetrato nella polpetta di uscirne fuori.
Fatele rotolare nella carta assorbente et voilà! Pronte per essere servite!

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In foto, le leggendarie supercroccantissime polpette di patate gluten-free del prof. Natale Lamanna. Made in Traonetto, contea di Massicelle, Cilento.

 

Spaghetti integrali con crema di patate e scalogno profumata al rosmarino e zucchine croccanti.

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In un tegame, metto a soffriggere una patate tagliata sottile e uno scalogno.
Allungo con acqua bollente salata e a cottura delle patate frullo con il frullatore ad immersione.
Aggiungo un tocchetto di burro, una manciata di parmigiano, pepe e un rametto intero di rosmarino.
Copro.
In una padella soffriggo per poco due zucchine grattugiate grossolanamente.
Passo al setaccio la crema di patate e aggiungo alle zucchine (che ho salato leggermente).
Condisco la pasta.

Note:
Inizialmente la preparazione era stata pensata per una lasagna, infatti la crema è poco densa per una pasta (ma a noi è piaciuta tanto anche così ‘lenta’!)…  Se provate a fare la lasagna, prima di infornarla, finite gli strati con mozzarella, pan grattato e un trito leggero di rismarino… e bon appétit!

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Pelare le carote e le patate.

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Grattugiare finemente.

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Mettere a bollire acqua salata con un filo d’olio. Una volta portata ad ebollizione, aggiungere le carote e le patate grattugiate. Cuocere per circa 30 minuti a fuoco basso.

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Sciogliere il burro con uno scalogno e soffriggere.

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Aggiungere gli spinaci e far appassire. Aggiungere il riso. Portare a cottura aggiungendo volta per volta il brodo di patate e carote.

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A poco dalla cottura completa del riso, aggiungere il Parmigiano Reggiano e coprire. Far riposare 10 minuti.

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Aggiustare di sale, spolverare di pepe, mantecare con una noce di burro e servire.

P.S.: benvenuta piccola Sara : *

Il sciusciello ricorda molto la tiedda, la zuppetta di latte, uova e prezzemolo, che al paese di mia madre, Casalvelino ‘Capoluogo’, si fa da che si ha ricordo il giorno dell’Ascensione, «quando —mi racconta— chi aveva le capre donava il latte a chi non ne aveva per “omaggiare” la Madonna che, si narra, ‘in quel tempo’, fece la stessa cosa» (addirittura, mi dice, c’è qualcuno che sostiene che la ricetta della Tiedda sia proprio di Maria).
Ma quella della tiedda “e un’altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta”.

A casa mia si chiama “sciusciello”. Mia madre lo chiama così, nonna Teresa (Pinto, il cognome) lo chiamava così. A Casalvelino, insomma, lo chiamano così. Ed è la zuppa di asparagi selvatici e uova (alcuni aggiungono anche patate e carciofi, altri anche i piselli)

Di una facilità spaventosa, è uno dei miei piatti preferiti e in famiglia la versione che si tramanda è quella con patate, carciofi ed asparagi selvatici:
in una casseruola a fondo alto si mette a soffriggere uno spicchio d’aglio con un filo d’olio (che poi si andrà a togliere prima di aggiungere gli altri ingredienti); poi si aggiungono le patate tagliate a dadini piccolissimi, i cuori di carciofo e le punte di asparago selvatico. Si aggiunge acqua calda salata e dopo aver portato tutto ad ebollizione, si alza il fuoco, si versa un uovo sbattuto con un trito finissimo di prezzemolo e si lascia riposare con coperchio per circa 10 minuti.
Una bomba di gusto. Ogni ingrediente conserva il suo sapore e il mix al palato è intenso e persistente.

Mi sono divertita con l’impiattamento usando un coppapasta e aggiungendo il mio immancabile peperoncino ma se gustato con molta acqua di cottura è ancora più buono!

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Zuppetta super veloce, pronta in soli 15 minuti. Per 2 persone.

Metto a bollire 4 tazze di latte intero (200 ml ca.) e un bicchiere di acqua con due tocchetti di burro e un pizzico di noce moscata.
Nel frattempo pelo le patate (circa 2 di media grandezza), ne taglio 14 a tocchetti piccolissimi e li metto a bollire assieme al latte.
Le patate restanti le sminuzzo finemente in un tritatutto fino ad ottenere una poltiglia. Aggiungo al latte e, mescolando, lascio cuocere per 8-10 min.
Aggiungo il gorgonzola (60 gr ca.), aggiusto di sale e impiatto, spolverando, infine, con una manciata di semi di papavero.

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Per 6 persone.

Metto a bollire in acqua salata (quantità a coprire gli ingredienti) con un filo d’olio,
3 patate silane tagliate a tocchetti piccoli,
200 gr di zucca -anch’essa tagliata a cubetti-,
mezzo cavolfiore (circa 300gr) sminuzzato,
4 pomodori tondi insalatari (che successivamente spellerò),
2 scalogni tritati,
uno spicchio d’aglio.
Fuoco bassissimo per circa 2 ore (tutti gli ingredienti dovranno cuocere fino a formare un amalgama).

Nel frattempo, faccio bollire 20 castagne -su cui ho praticato un taglio sulla buccia- a partire da acqua fredda per 45 min ca., con alloro e finocchietto selvatico. Successivamente le sbuccio, le pelo e le passo al setaccio.
Unisco alla zuppa e schiaccio ripetutamente con lo schiacciapatate a paletta direttamente nel tegame, continuando a tenerlo sul fuoco bassissimo.
Per un risultato più vellutato, passate il tutto al passaverdure (o, più tristemente, al frullatore ad immersione).

Aggiungo prezzemolo riccio tritato, olio EVO e, una volta impiattato, Parmigiano Reggiano.

Piesse: mica vi devo dire come si fanno i crostini di pane?!