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La cosa bella dei posti che poi “ti” diventano speciali è che non te li vai a cercare.

Entrai per la prima volta nel D’Vino a maggio, forse aprile, neanche ricordo, perché avevo un urgente bisogno di caffeina ed ero troppo ”al limite” per arrivare fini casa. Non era stata una buona giornata, per niente.
Cose brutte partivano e volavano da lontano lontano fino a raggiungermi velocissime, sfidando (e vincendo) ogni logica geografica. Ricordo che ero esausta e sull’orlo di una crisi di nervi.
Ormai avevo smesso di cercare un espresso buono in città (qualcuno di voi forse ricorda il mio disperato #coffeetour) eppure, sbam!, senza nemmeno accorgermene, in un attimo lo avevo trovato: intenso, cremoso e in quantità giusta, a metà tazza insomma.
Non riuscivo a crederci, era un vero espresso italiano.
E a farlo era stata la star del posto, Stella, appunto, che con la sua solare ed esplosiva allegria, accoglieva ogni cliente come se fosse speciale.
Beh, forse perché per lei sono speciali davvero i suoi clienti e lei, è palese, è speciale per loro.
Indossai la mia maschera migliore e mi lasciai travolgere dal sua meraviglioso sorriso, non prima di averle detto quanto mi avesse salvata quel suo caffè. E, poco dopo, capii che avevo trovato un posto speciale dove trovare conforto.

Al D’Vino non si viene solo a bere il buon caffè di Stella (Ehm! Espresso, pardon!) o solo a mangiare i piatti della cucina italiana di chef Gianluigi Feliciani, una persona gentile, discreta e di una modestia sconcertante. La sua cucina è autentica (e la sua carbonara ne è la conferma), ricca però di esperienza e di infinita passione.
Luigi, oltre ad essere uno chef d’esperienza, è anche un autentico sommelier e seleziona personalmente le etichette che possono accompagnare la tua pausa pranzo o l’aperitivo del venerdì pomeriggio.

Ma al D’Vino non si viene nemmeno solo per degustare un calice di vino… qui vieni anche (e soprattutto) per sederti in un angolo della “tua casa lontana”, per trovare nel tuo vicino di tavolo quell’amico che non senti da tempo, per discutere di come diavolo faccia schifo il tempo lì fuori, proprio come fai con la vecchietta che incontri nel vicolo del tuo paese, quando esci di casa di corsa e senti già l’odore dello “sta per piovere”.
Qui vieni per raccontare e raccontarti; qui vieni per ascoltare… ed ascoltarti.

D’Vino – Bistrorante italiano
Brückenstrasse 15, 69120 Heidelberg (De)
Tel. +49 6221 6724948

facebook.com/Dvino-bistrorante-italiano

Io giudico un ristorante dal suo pane e dal suo caffè.

Lo diceva il buon Burt Lancaster, il Principe Don Fabrizio di Salina de Il Gattorpardo.
Pur non condividendo (non mangio pane a tavola e non bevo il caffè subito dopo i pasti), apprezzo il senso critico dal quale scaturisce tale dichiarazione, che rivela senza dubbio un’importante attenzione per i particolari.
Io un ristorante ‘lo giudico‘ dalle sedute e dalla collocazione dei servizi prima, dalla tovaglia e dal coltello dopo, dall’acqua e dall’olio poi. Sicuramente, azzardando un autoanalisi, tutto questo è frutto dall’intreccio che ne vien fuori se penso che sono architetto, nata sotto il segno della vergine e dipendente dal cibo.
Però pensateci: potete trovarvi a cena nel ristorante più In della città ma se state scomodi, se sentite lo sciacquone del wc ogni cinque minuti, se appena vi muovete rimanete intrappolati con le gambe, se non riuscite a tagliare con facilità la vostra bistecca e se invece di un dissetante bicchiere d’acqua vi ritrovate a deglutire un aspirina… beh, decisamente, non sarà questa la serata più bella della vostra vita. O forse sì.
Per quanto riguarda l’olio… beh, dovrete aspettare il mattino successivo.
E avete capito bene il perché. Credo.

Ritornando alla citazione (e chiudendo), credo che il caffè debba essere gustato -solo- al bancone di un bar. Riguardo al pane, come non essere d’accordo.
Se poi nel cestino vi arriveranno più tipi di pane, rigorosamente freschi e, perché no, tiepidi, riuscirete ad apprezzare anche quell’eco strana che arriva dall’angolo e il coltello da servizio che non taglia nemmeno la Vivin C ‘pronta all’uso’ che vi hanno appena versato nel bicchiere.
Garantito!