Di quelle cose iniziate e mai fin

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Sì, è una pessima caratteristica che mi trascino da trent’anni: la procrastinazione.

Una cosa è certa però: in cucina, quando inizio… finisco pure (“finisco” nel senso che mangio anche, ci mancherebbe altro… e con tanto di bis, se necessario).

Non ricordo bene quando iniziai a sfruttare la cucina come anti-stress, lasciando da parte stracci, secchi e vaporizzatori: stanchezza e brutte reputazioni al cospetto dei miei coinquilini non possono certo essere paragonati all’appagamento che offre un bel piatto di spaghetti alla carbonara, eh! La cucina come anti-stress fa felici un po’ tutti insomma, famiglia e amici soprattutto.

Decido di aprire questo blog mentre collaudo il mio nuovo materasso in lattice con un sandwich molto lontano dall’essere definito ‘spuntino’ (come si mangia a letto, davanti ad un pellicolone e con il tepore giusto di un plaid sulle spalle, non si mangia da nessuna altra parte. Garantito!).

E già penso che qui non si potranno mai leggere post con quelle foto superfighe che potete trovare sui blog di cucina “seri”. E forse non saprò spiegare bene nemmeno la ricetta di quello che pasticcio (come dice mia madre “vao a uocchio”, mi regolo ad occhio… ma mi riprometto almeno di provare a darmi una regolata!).

Vi racconterò solo di smanie e manie tra pupille e papille. Che poi non è mica cosa da poco.

Piesse: questa in foto è la cucina in cui… cucino. (pausa) (risata) Eh, sì: quando alludevo al mio stress scrivendo di ”antistress”, alleggerivo il concetto di esaurimento nervoso con allucinazioni che mi attanaglia. Abbiate pazienza!

Pippiesse: per i miei cari amici Riccardo e Nunzia: no, non è la mia cucina ma è quella che mi convinco di avere ogni volta che cucino e che spero di poter avere in un futuro. Va bene la traduzione?!

Pubblicato da Il panzariello

Elisa Panzariello, 34 anni. Interior designer, per non annoiarsi discute spesso con la grafica, la fotografia, la scrittura, la musica, la cucina. Le piace mordere il burro, andare al supermercato da sola, fare domande stupide, girarsi durante il film -al cinema- ed osservare le facce degli altri, guidare, leggere l'ultimo periodo di un libro -prima di iniziarlo a leggere-, bere la birra con la cannuccia, non avere mai al polso l'orologio ma chiedere spesso 'che ore sono?', il rumore del tappo del bagnoschiuma che cade sul pavimento, il caffè ma non il gelato al caffè. Non le piace l'arroganza, la smania del potere, l'ipocrisia, la bugia. Ha paura di se stessa e di tutte le sue fobie. Insomma, vive. Ma non troppo.

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