Il carrello e la stella cadente

Il carrello e la stella cadente: sembra il titolo di un racconto bizzarro, considerato il binomio improbabile. Eppure…

Dopo 66 anni, Arnaldo ha perso il più illustre riconoscimento della critica gastronomica: la Stella Michelin. La notizia, forse, non è che una trattoria emiliana non sia più abbastanza contemporanea; la notizia è che si continua a chiedere ai ristoranti di dimostrare ogni anno che sono cambiati, anche quando ciò per cui si amano è esattamente il contrario.

La Clinica Gastronomica Arnaldo apre a Rubiera, in provincia di Reggio Emilia, nel 1936 e quando ottiene la sua prima Stella Michelin, nel 1959 (dopo 3 anni dall’istituzione del riconoscimento), la parola “tradizionale” non aveva bisogno ancora delle virgolette. La cucina territoriale era cucina. La pasta fresca era pasta fresca. Il bollito era bollito. Non esisteva ancora l’obbligo di modernizzare una ricetta per dimostrare di averla capita. Arnaldo appartiene a quel mondo e, in una certa misura, ha avuto la testardaggine di rimanerci. Il problema è che nel frattempo il mondo è cambiato. E anche la Michelin.

Roberto Bottero, nipote di Arnaldo Degoli e oggi alla guida della cucina, ha spiegato che alla base della decisione ci sarebbero i nuovi criteri di valutazione: la forte impronta tradizionale, il servizio al carrello e l’importante numero di coperti. Detto in parole semplici: Arnaldo sarebbe rimasto troppo Arnaldo.

Possiamo però osservare una cosa. Nel 2024 Arnaldo era stato celebrato proprio per la sua longevità. La stella veniva raccontata come un primato, una specie di record gastronomico nazionale. Un anno dopo, quello stesso ristorante perde la stella. La cosa ha qualcosa di involontariamente comico: è come se si applaudisse un musicista mentre suona, per sessant’anni, la stessa canzone, per poi togliergli l’applauso perché, nel frattempo, non ha imparato a suonarne un’altra.

Ma forse il punto non è nemmeno la canzone. È capire perché, dopo sessant’anni, pretendiamo ancora di ascoltarne una diversa.

Un dettaglio, però, racconta più di molti comunicati. Dopo la perdita della stella, la clientela non è scappata, anzi. Tanti clienti hanno scoperto l’esistenza della stella proprio quando si è spenta. Non è forse questa la parte più bella di tutta questa storia? Perché dice una cosa molto semplice: per chi continua a tornare da Arnaldo, il valore del ristorante non è mai stato dentro una guida.

E ieri sera, seduti ad Arnaldo, è praticamente quello che è successo a noi. Non siamo andati a verificare se la Michelin avesse torto. Ci siamo seduti e ci siamo regalati una storia gastronomica, senza pensare a nient’altro. 

Ma allora possiamo dire di essere stati in un ristorante stellato? Per quel che vale, assolutamente sì.

Nel piatto, un “di tutto un po’” del carrello: prosciutto di Parma tagliato al coltello, salame di Reggio, mortadella, erbazzone, cannellini di pâtè al formaggio, insalata di funghi, sedano e parmigiano-reggiano, insalatina di pollo alla crema di maionese, zucchine ripiene, carpaccio con olio tartufato e Parmigiano reggiano. Fanno da cornice i grissini, il pane, lo gnocco fritto e la giardiniera.
La spugnolata è una raffinata pasta al forno bianca, creata negli anni ’60 da Roberto Bottero, fondatore della Clinica Gaatronomica Arnaldo. Nata come evoluzione bianca e più ricca della classica lasagna, la spugnolata deve il suo nome al condimento principe: un saporito sugo di funghi spugnole (Morchellaceae), raccolti freschi in primavera nell’Appennino Emiliano. Questo piatto rappresenta in pieno la filosofia della cucina di recupero e della tradizione emiliana: il ripieno viene infatti realizzato utilizzando gli avanzi dei pregiati tagli di carne del carrello dei bolliti e degli arrosti.
Il piatto iconico di tagliatelle verdi, celebrano il re dei salumi emiliani: il Prosciutto di Parma. Questa ricetta nasce dall’esigenza tipica della cucina emiliana di non sprecare nulla; nello specifico, viene utilizzato il gambuccio o i tagli interni del prosciutto stagionato. Invece di proporre il classico e ricco ragù di carne bolognese, Arnaldo ha introdotto un’alternativa più aromatica e intensa: un ragù finissimo di prosciutto sfumato e mantecato, perfetto per aggrapparsi alla ruvida sfoglia verde preparata con gli spinaci. 
Il carrello dei bolliti, serviti dallo chef Roberto Bottero, nipote del fondatore Arnaldo Degoli, che aprì il locale nel 1936.
Il bollito misto: Segreto del manzo, lingua, coda e testina di manzo, zampone e cotechino, prosciutto affumicato, polpettone (qui manca la gallina).
Le salse di accompagnamento al bollito

Clinica Gastronomica Arnaldo

Piazza XXIV Maggio, 3 42048 Rubiera (RE) Italy

+39.0522.626124 — +39.0522.628145

arnaldo@clinicagastronomica.com

Il ristorante Arnaldo è chiuso la domenica a pranzo nei mesi di Giugno, Luglio e Agosto

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