Green T. è uno di quei posti in cui la cucina cinese contemporanea incontra una sensibilità molto precisa: attenzione alla materia prima, al benessere di chi mangia e a un’idea di sostenibilità che non è solo slogan. Nato in un palazzetto a due passi dal Pantheon, su più piani che si avvolgono come una tazza di tè fumante, è insieme ristorante gourmet e casa da tè, guidato dalla coppia Giacomo Rech e Jiang Yan, maestra di cucina e del tè.
Qui il glutammato non entra in cucina per scelta: niente scorciatoie, niente sapori “pompati” artificialmente. La spinta di gusto arriva da brodi ben fatti, salse costruite con pazienza, uso intelligente di spezie, tè e fermentati; il risultato è una cucina intensa ma leggibile, in cui esci sazio e appagato, non stordito o assetato.
Sul fronte sostenibilità, l’approccio è altrettanto chiaro: attenzione alle materie prime e agli allevamenti, niente intensivi per le carni più importanti, lavoro su porzioni ragionate e riduzione degli sprechi. Il tè – protagonista sia in tazza che nei piatti – arriva da selezioni curate, con una vera “signora del tè” in sala a guidare chi vuole capire meglio cosa ha in tazza.
Dentro questa cornice, i piatti parlano da soli e vanno tutti nella stessa direzione. Le Melanzane piccanti della Signora Tzao (39) sono il piatto che da solo vale il viaggio: melanzane setose, salsa piccante calibrata, profondità e comfort allo stato puro. Il Wok di lombrichelli freschi “Udon” con tè verde “Gao Shan” e verdure di stagione (32) è un salto di wok pulito e aromatico: pasta fresca masticabile il giusto, verdure croccanti, tè che lega e rinfresca. Il Cestello di ravioli al vapore ripieni di gamberi (10) gioca sulla finezza: sfoglia sottile, ripieno dolce-sapido, bocconi netti e precisi. Il Pollo del Generale Zhong Tang (49) è godurioso ma non ruffiano: croccantezza, agrodolce misurato, zenzero a fare da spina dorsale. Il Petto di anatra alle cinque spezie (45) è una lezione di equilibrio: pelle croccante, carne morbida, speziatura presente ma elegante.
I numeri li lascio qui, nudi e precisi, come si leggono in carta (li trovate segnati sulle foto, in basso): 39, 32, 10, 49 e 45. Sono la scorciatoia per tornare esattamente lì dove serve: a una cucina che costruisce umami con tecnica e disciplina, e che ti ricorda, in silenzio, quanto possa essere serio un ristorante quando decide di entrare nell’olimpo dei tuoi ristoranti cinesi preferiti nel mondo.









Green T.
Via del Piè di Marmo, 28 — Roma
green-tea.it